Collana:
Elettra, 1
pp. XXII, 154
ISBN:
88-89616-01-6
Prezzo:
€12,00
Cura:
Gianluca Reddavide
Introduzione:
Gianluca Reddavide
Torquato Tasso
LETTERE DAL MANICOMIO

Il Libro

Per aver gridato alcune frasi ingiuriose a corte contro il duca di Ferrara, l’11 marzo 1579 Torquato Tasso fu internato nell’ospedale di Sant’Anna. Venne recluso nel reparto riservato ai pazzi furiosi e trattato come frenetico. Vi rimase per sette anni. La follia del Tasso diverrà oggetto di secolari discussioni: c’è chi ha voluto vedervi una reale malattia mentale, chi ha interpretato la faccenda come un’invenzione del duca e chi, invece, vi ha visto una forma di mascheratura che il poeta stesso si era dato allo scopo di non rivelare qualcosa di inconfessabile e che aveva a che fare con la sfera dell’eros e del sesso. In cella il poeta ebbe un’opportunità che non ebbero altri reclusi: poter scrivere. E Tasso scrisse. Scrisse rime e prose letterarie ma sopra tutto bellissime lettere attraverso le quali denunziò la propria misera condizione ed esibì il proprio scontento, alternando esaltazione e lucidità.

Estratto dal testo

«[...] darò solamente avviso a Vostra Signoria de’ disturbi ch’io ricevo ne lo studiare e ne lo scrivere. Sappia dunque che questi sono di due sorte: umani e diabolici. Gli umani sono grida di uomini, e particolarmente di donne e di fanciulli, e risa piene di scherni, e varie voci d’animali che dagli uomini per inquietudine mia sono agitati, e strepiti di cose inanimate che dalle mani degli uomini sono mosse. I diabolici sono incanti e malìe, e come che degl’incanti non sia assai certo, percioché i topi, de’ quali è piena la camera, che a me paiono indemoniati, naturalmente ancora, non solo per arte diabolica, potrebbono far quello strepito che fanno; ed alcuni altri suoni ch’io odo potrebbono ad umano artificio, come a sua cagione, esser recati, nondimeno mi pare d’esser assai certo ch’io sono stato ammaliato».